Ricordo di Bruno Pizzul, la voce del calcio
La recente scomparsa di Bruno Pizzul ha certamente sollevato un'ondata di ricordi che ha travolto gli italiani appassionati di calcio; le sue telecronache con una voce calda e cadenzata rimarranno indelebili anche perché condite da un linguaggio colto e allo stesso tempo professionale che Pizzul sapeva sfoggiare con eleganza; abbiamo imparato ad assimilare la sua'parabola arcuata' piuttosto che il verbo 'subentrare' usato soprattutto alla terza persona singolare quando raccontava le sostituzioni durante le partite; l'uso di questi termini non era casuale ma frutto degli studi che l'amatissimo telecronista concluse in giovane eta'.
Calciatore fino all'età di 24 anni, milito' anche nelle file del Catania (nella foto a sinistra) dal 1958 al 1960 in B dove rimase memorabile il suo tentativo di marcare Sivori in un Catania-Juventus ma non prima dell'esperienza alla Pro Gorizia; successivamente, lasciato il calcio,si dedicò all'insegnamento di materie letterarie in una scuola media prima di partecipare al concorso per radiotelecronisti che lo consacra come il Pizzul nazionale. Ma per tutti e soprattutto per me, egli resterà la voce che ci ha raccontato decenni di storia di un calcio nostalgico.
Il primo mondiale che seguii da vero appassionato fu quello del 1994; prima di allora, il mondiale precedente fu quello in cui il nostro amato telecronista ebbe la fortuna di commentare le imprese di Schillaci, assoluto protagonista di quell'estate calcistica del 1990; io, comunque, non badai troppo a quel mondiale poiché la mia tenera età non mi dava l'interesse giusto per stare incollato davanti alla TV per 90 minuti; i mondiali americani, invece, per me furono tutta un'altra storia: in quel 1994 il calcio e' divenuto la passione di tutta la mia vita solo grazie alla voce di un uomo che trasportava milioni di italiani a seguire una nazionale giunta in finale a sfidare il Brasile; gli azzurri arrivano ad un passo dal sogno ma nonostante la delusione per il rigore di Baggio spedito altissimo l'unico vincitore per me era solo uno: il mito Bruno Pizzul.
Quattro anni più tardi, nel 1998,si disputarono i mondiali di Francia dopo l'eliminazione dagli europei inglesi di due anni prima; sia quegli europei che quei mondiali già citati furono da me vissuti con talmente tanto interesse,considerata anche la mia età, che le telecronache superlative di Pizzul per le mie orecchie avevano già vinto la coppa del mondo della gentilezza e della professionalità nonostante un'ottima nazionale, tra le più forti mai esistite, fosse stata eliminata dalla Francia ai quarti di finale dai tanto temuti e spettrali rigori.
Ancora un ricordo: seguii il quarto di finale degli europei del 2000 organizzati da Olanda e Belgio nella hall di un hotel in Umbria dove mi trovavo in vacanza coi miei genitori; la partita era Italia-Romania, la nostra nazionale vinse 2-0 ma quella sera come in tutte le altre partite di quell'europeo che vidi tra Genova e Messina per il mio viaggio durante le vacanze estive, sottolineo anche quella sera in Umbria, attendevo solo di sentire la telecronaca del mito Bruno Pizzul come in ogni altra partita; la semifinale con l'Olanda vinta ai rigori fu l'apoteosi di quell'inizio secolo resa memorabile ancor di più da una telecronaca tra le più appassionanti che io possa ricordare.
I mondiali del 2002 segnarono le ultime performance in Rai del giornalista più amato: egli fu professionale anche a dispetto della clamorosa eliminazione della nazionale italiana ad opera della Corea del Sud; la sua dialettica sfoggiata con un' eleganza piu' unica che rara durante quell'infausta partita mi fece capire che ci trovavamo davanti ad una voce d'altri tempi ed una persona con grandi qualità umane;insomma,un vero campione nella vita.Quattro anni dopo arrivo' il quarto mondiale vinto dagli azzurri; Pizzul non ebbe l'onore di commentarlo ma i suoi mondiali li aveva vinti dal 1986 al 2002, in quei 16 anni nei quali egli entrava nelle nostre case riecheggiando espressioni colloquiali come 'soffriamo' (allorquando la nazionale subiva un contropiede avversario) che mostravano l'essenza del calcio con un gergo oggi impossibile da trovare,un tono di voce mai sopra le righe e un'enfasi che solo un colosso del giornalismo come lui sapeva dare negli unici momenti in cui la partita viveva le sue fasi salienti; inoltre, non mancavano delle citazioni di alcuni fatti storici rilevanti accaduti nei luoghi in cui si trovava a raccontare le partite delle italiane in trasferta. Dimenticavo: il grande Pizzul fu anche un valoroso alpino; grazie Bruno per tutto quello che ci hai lasciato. (Nella foto a sinistra, Bruno Pizzul calciatore del Catania)
Antonello Pizzimenti
17/03/2025 - Pubblicato da Telepatti.it
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