Messina, autostrada insicura. Ricordando Provvidenza Grassi, tre dirigenti condannati per omicidio

Mentre Messina è assediata da lunghi serpentoni di auto che provengono dalle barriere autostradali ridotte ad una sola corsia per senso di marcia a causa di lavori di manutenzione, ricordiamo quanto negli anni scorsi queste arterie stradali siano state molto insicure e abbiano causato dei lutti.

Il caso della povera Provvidenza Grassi, la giovane messinese 27enne, impiegata in un negozio di casalinghi, il  cui corpo fu scoperto nel gennaio del 2014 in una scarpata sotto il viadotto Bordonaro della tangenziale della Città dello Stretto, è eloquente e ha avuto la conclusione del primo grado di giustizia solo nel gennaio di questo nostro 2020, a 6 anni e mezzo dall'incidente.
Forse ricorderete il suo triste caso, che commosse l'Italia intera, essendosene interessata anche la trasmissione di Rai3 'Chi l'ha visto'.

Scomparsa misteriosamente la notte del 10 luglio del 2013, quando si era recata nel paese di Rometta con la sua Fiat 600 dal suo fidanzato, non ha fece più ritorno a casa nel quartiere di S. Lucia sopra Contesse; il giorno dopo la famiglia ne denunciò la scomparsa ai Carabinieri i quali giunsero però alla conclusione che si fosse trattato di un allontanamento volontario. Ripetutamente il padre si recò in caserma per sollecitare le ricerche, non rassegnandosi alla tesi degli inquirenti. Perchè nulla nella vita di Provvy faceva credere a un gesto di questo tipo e difronte al disinteresse dei militari della stazione dell'Arma, il padre della ragazza, in preda al senso di angoscia, arrivò a rivolgersi a 'Chi l'ha visto' per chiedere aiuto e dare una forte risonanza mediatica alla scomparsa della sua figliola. Con un matrimonio giunto al capolinea solo dopo due anni, Provvidenza credeva ancora nella famiglia e voleva anche avere dei bambini. I suoi progetti di vita escludevano certo intenzioni di fughe, anche se il contesto di relazioni in cui si muoveva non era molto sereno, come le indagini poi evidenziarono, ma questo la rende ancor più vittima e più ingiusta appare la prematura dipartita.


Nel gennaio del 2014 fu ritrovato il suo corpo nella scarpata sotto il viadotto di Bordonaro e secondo le ricostruzioni della Polizia Stradale, Provvidenza, giunta quasi all’uscita della galleria perse il controllo dell’auto che si ribaltò per poi schiantarsi contro il guardrail. La vettura passò però assurdamente attraverso un varco della stessa barriera e precipitò nel burrone. Solo nella sera del 29 gennaio 2014 un operaio dell'Enel lì per lavoro alla cabina elettica vicina si accorse della presenza dell’auto e del cadavere della donna, che giaceva dietro una casa cantoniera.

Ma l'incidente ebbe una dinamica rocambolesca del tutto autonoma, o era stato causato da delle colpe, da omissioni, da incuria di qualche responsabile di lavori? O si trattò forse di un omicidio e poi fu iscenato il sinistro? Molti sono stati i punti oscuri. Intervennero anche i RIS e fecero dei rilievi. Dall'autopsia fu rilevato che la giovane era alla guida sotto l'effetto di metadone, probabilmente cedutole dal fidanzato che, in seguito alle indagini ancor prima del rinvenimento del cadavere, fu arrestato per spaccio di stupefacenti.

Ma nonostante i tanti punti oscuri (da intercettazioni telefoniche risultò anche che il padre della vittima, Giovanni Grassi, facesse parte di un giro di faccendieri e professionisti che hanno truffato l'Inps per false pensioni di invalidità) Provvidenza morì non per essere stata uccisa, ma a seguito dello sfortunato incidente dovuto anche allo stato di incuria della in cuo era tenuta l'importante arteria stradale. Secondo la Procura presso il Tribunale di Messina, all'origine dell'incidente sarebbero sì esistiti dei reati, sulla gestione delle arterie stradali, e il PM chiese il rinvio a giudizio di 12 persone che a vario titolo sarebbero state coinvolte: si tratta degli ex presidenti del CAS Antonino Minardo e Patrizia Valenti, degli ex commissari straordinari Nino Gazzarra, Anna Rosa Corsello, Benedetto Dragotta, Matteo Zapparrata e Calogero Beringheli, degli ex direttori generali Felice Siracusa, Mario Pizzino e Maurizio Trainati e dei direttori tecnici Gaspare Sceusa e Letterio Frisone. già arrestato nell’operazione Tekno per gli appalti truccati al CAS.  Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono omicidio colposo e per alcuni degli indagati rifiuto d’atti d’ufficio. Si sarebbero rifiutati di attuare interventi di messa in sicurezza delle galleria dell’autostrada Messina Palermo ed in particolare il raccordo dei terminali delle barriere di protezione poste all’uscita delle galleria con la volta delle stesse. Proprio da uno di quegli spazi lasciati liberi dal guardrail è passata l’auto di Provvidenza Grassi finendo nella scarpata.  

Il processo (di primo grado) si è sviluppato per diversi anni e solo il 24 gennaio 2020 si è arrivati alla sentenza: condannati per omicidio colposo a un anno di reclusione Maurizio Trainiti (ex DG)  e Letterio Frisone (ex DT) e a due anni Gaspare Sceusa (ex DG). Al solo Frisone è stata concessa la sospensione condizionale. Per Siracusa è stato dichiarato il “non doversi procedere”, mentre gli altri otto imputati  – Beringheli, Corsello, Dragotta, Gazzara, Minardo, Pizzino, Valenti e Zapparrata – sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo “per non aver commesso il fatto”, e dall’accusa di omissione di atti d’ufficio “perchè il fatto non sussiste” (da questa seconda imputazione, con la stessa formula, sono stati assolti anche Trainiti, Frisone e Sceusa). I giudici hanno tra l’altro accolto il risarcimento in sede civile per le varie parti civili tra i familiari della donna, a carico dei tre condannati e del Cas come responsabile civile. Ed hanno deciso anche una ‘provvisionale’ di centomila euro a testa per Giovanni Grassi e Maria Barrara Pilato.

Nelle foto: Provvidenza Grassi, il punto dell'autostrada dove è avvenuto l'incidente, il momento del funerale nella Cattedrale di Messina.

25/07/2020 - Pubblicato da Taranto Claudio
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