Palermo, arresti dei Carabinieri in assessorato alla salute. Inviavano dati falsi sul covid per evitare la zona rossa

La per nulla trasparente comunicazione dei dati sul Covid in Sicilia probabilmente non era frutto di una sconcertante disorganizzazione burocratica dell'assessorato regionale alla salute, o forse non solo.

L'opacità nella gestione dei dati era voluta, ne è convinto il GIP di Trapani, e poco hanno ottenuto le richieste accorate da parte del sindaco di Palermo Orlando, in primis, per conoscere la reale consistenza del contagio, o le esortazioni di tanti, come, per esempio, dalla dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Cruilas' di Palermo, o dagli attivisti civici di Open Data Sicilia: c'era del marcio, si volevano mistificare i dati per non far ricadere la regione nella 'zona rossa', condizione che determina chiusure di tanti uffici, delle scuole, di attività imprenditoriali con crolli di fatturati e malumore generalizzato.

Sulla gestione dei dati era da mesi che stava indagando il NAS di Palermo, unitamente al personale del Comando Provinciale di Trapani nell’ambito di una più ampia strategia di controllo finalizzata a perseguire illeciti connessi nell’erogazione di servizi sanitari svolti durante l’attuale emergenza pandemica. Tutto era iniziato dall'indagine nei confronti di un laboratorio di analisi di Alcamo, soggetto refertante che aveva commesso errori macroscopici, tali da non passare inosservati. Da qui è stata avviata una intensa attività inquirente.

Stamane i Carabinieri del NAS di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del dirigente Maria Letizia Di Liberti, e di due stretti collaboratori del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (D.A.S.O.E.) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana; la misura è stata emessa dal GIP del Tribunale di Trapani, su richiesta, in via di assoluta urgenza, dalla Procura della Repubblica di Trapani nei confronti di appartenenti al Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (D.A.S.O.E.) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana.

I reati contestati sono: falso materiale ed ideologico in concorso. In particolare gli arrestati sono accusati di aver alterato, in svariate occasioni, il flusso dei dati riguardante la pandemia SarsCov-2 (modificando il numero dei positivi e dei tamponi) diretto all’Istituto Superiore di Sanità, alterando di fatto la base dati su cui adottare i discendenti provvedimenti per il contenimento della diffusione del virus.

In particolare gli arrestati sono accusati di aver alterato, in svariate occasioni, il flusso dei dati riguardante la pandemia SarsCov-2 (modificando il numero dei positivi e dei tamponi e talvolta anche dei decessi dovuti alla pandemia) diretto all’Istituto Superiore di Sanità, alterando di fatto la base dati su cui adottare i discendenti provvedimenti per il contenimento della diffusione del virus.

Dal mese di novembre appena trascorso sono circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell’Arma, l’ultimo dei quali risalente al 19 Marzo 2021.

Effettuate perquisizioni domiciliari nei confronti di altri sette indagati alla ricerca di materiale informatico e non, utile alle indagini.

Inoltre è stata effettuata un’acquisizione informatica selettiva (in particolare, flusso e.mail e dati relativi all’indagine) presso i server dell’assessorato Regionale alla Salute e del citato Dipartimento.

In concomitanza con l’esecuzione dei chiesti provvedimenti restrittivi, è stato notificato anche un invito a comparire e contestuale avviso di garanzia, nonché sequestro dei telefoni cellulari per falsità materiale ed ideologica nei confronti dell’Assessore Regionale per la Salute, Avv. Ruggero Razza, sul conto del quale, sebbene non emerga ancora compendio investigativo grave, è emerso il parziale coinvolgimento nelle attività delittuose del DASOE.

Il gip di Trapani parla di 'disegno politico scellerato'. Positivi e decessi 'spalmati' nel tempo - come chiedeva che lo fossero l'assessore Razza intecettato al telofono - per evitare, secondo gli inquirenti, che la Sicilia fosse messa in zona rossa. Dall'indagine, scrive il gip, 'sembra estraneo il presidente della Regione Nello Musumeci, che pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite'. Oltre ai tre ai domiciliari sarebbero indagati il vice capo di gabinetto dell'assessorato Ferdinando Croce e il dirigente Mario Palermo.

Investito in pieno dallo scandalo, l'assessore Razza ha chiesto al presidente Musumeci di accettare le sue dimissioni.

Nella foto, i Carabinieri davanti al Dpt. Reg. per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (D.A.S.O.E.) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana.

 

30/03/2021 - Pubblicato da Telepatti.it
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