Prestito dei beni culturali, Fava: 'Depositi non sono 'magazzini da sbarazzare'
Sta facendo discutere la cosiddetta 'Carta di Catania': lo scorso 3 dicembre, infatti, l’assessore ai beni culturali e all’identità siciliana della Regione Siciliana, Alberto Samonà, ha firmato un provvedimento che concede il prestito a pagamento dei beni nei depositi dei musei siciliani, con gli inventari che saranno compilati non solo da esperti catalogatori ma anche da studenti universitari e volontari. Il provvedimento, ufficialmente il Decreto Assessoriale n. 74/GAB del 30 novembre 2020, decreta la concessione in uso, “per finalità di valorizzazione e di pubblica fruizione”, dei beni culturali “appartenenti al proprio Demanio e Patrimonio che si trovano in giacenza nei depositi regionali, affinché siano valorizzati attraverso l’esposizione in luoghi pubblici o privati aperti al pubblico che rispondano ai requisiti di legge”.
Tra le voci critiche quella di Claudio Fava, consigliere regionale del gruppo misto, che così ha dichiarato: “Ancora una volta dobbiamo registrare come il luogo comune che considera i depositi dei siti museali come semplici magazzini sia duro a morire. Preoccupa molto che questa visione sia portata avanti dall’assessore ai beni culturali della regione siciliana che, con un provvedimento del 30 novembre, rende disponibili all’uso privato i materiali conservati nei depositi dei musei regionali.
Una scelta pericolosa ed avventata. In questo siamo confortati dalle preoccupazioni espresse dal mondo accademico e in particolare contenute in un dettagliato intervento del professore Salvatore Settis.
Preoccupa, in particolar modo, la superficialità con cui ci si approccia ai beni in deposito come se si trattasse di vecchie cantine da 'sbarazzare' e dei bene ivi contenuti trattati a modo di cianfrusaglie impolverate. In realtà i depositi sono inestimabili scrigni per le attività di ricerca e di studio, attività che rischierebbero di venir meno con una parcellizzazione dei reperti. Per tacere dei rischi connessi all’esposizione dei reperti in siti non sicuri.
Infine ci pare azzardato assegnare a tirocinanti universitari il compito di stilare gli elenchi dei beni da poter mettere a bando. La valorizzazione del nostro patrimonio non può passare da improvvisazioni né da una mercificazione dello stesso ma da un investimento in ricerca. Chiediamo all'assessore regionale di ritirare il bando e la delibera e di impegnarsi per garantire il massimo sostegno alle attività dei poli museali della nostra regione.
Per questo motivo ho indirizzato due lettere: la prima al presidente della V commissione dell’ars affinché si calendarizzi una approfondita discussione sulla materia, l’altra al ministro Franceschini affinché, pur nel rispetto dell’autonomia regionale, possa intervenire sulla vicenda.'
Nella foto, il Museo Regionale di Messina.
15/12/2020 22:25:00 -
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