Il terremoto del Giappone 2011, sei anni dopo
Sei anni dopo la terribile catastrofe cha ha colpito il Giappone Nord-Orientale, alle 14.43 dell'11 marzo l'intero Paese del Sol Levante si è fermato per osservare un minuto di silenzio a ricordo delle vittime. In questi anni il lavoro di bonifica e ricostruzione non si è mai interrotto, ma sebbene i risultati siano arrivati, l'emergenza non è mai cessata davvero e sono molte le criticità ancora da affrontare e risolvere.
Il tragico bilancio dei caduti fu di circa 18.400 persone, ma solo un decimo di questi furono dovuti al terremoto (magnitudo 9.1 della scala Richter) in sè; la massima parte fu per lo tsunami provocato, con un moto ondoso devastante che si abbattè sulla costa e per molti chilometri di profondità. E poi terremoto e tsunami provocarono la distruzione della centrale nucleare, con l'emissione in atmosfera di radiazioni nucleari che hanno contaminato la zona. Si stima ad oggi che siano stati in 2.500 a morire per ragioni di salute dovute all'esposizione radioattiva.
Dalla stessa società che opera per la messa in sicurezza della centrale nucleare, la Fukushima Daiichi Decommissioning Company, il dirigente a capo della disattivazione Naohiro Masuda ha dichiarato che non esiste ancora la tecnologia giusta per rimuovere i detriti altamente radioattivi dai reattori danneggiati e che lo smantellamento della centrale entro il 2051 non può essere possibile senza enormi salti in avanti del progresso tecnologico. È stato inoltre stimato che la ricaduta di plutonio è 70.000 volte superiore a Hiroshima. Occorreranno decenni per rimettere davvero in sicurezza la zona.
Oggi il governo giapponese per dare un segnale di efficenza e normalità, dopo aver decontaminato molte aree colpite, riapre all'antropizzazione territori evacuati permettendone il rientro agli sfollati. Si conta che a Fukushima siano in 122.000 a poter fare ritorno ma che ancora non si siano convinti a farlo. Nella zona di Iiate addirittura agli sfollati è stato sospeso il contributo abitativo per pagare le spese di fitto in abitazioni in zone ritenute sicure, quindi di fatto il governo costringe al rientro. Ma come denunciano le associazioni ambientaliste non governative come Greenpeace Japan, i livelli di radiattività rimangono ben oltre sopra la norma e questa misura decisa dalle autorità rappresenta una grave violazione dei diritti umani dei cittadini; in più ancora nelle città 'bonificate' mancano quasi tutti i servizi essenziali e la residenza sarebbe difficile. E anche c'è da annoverare che nel clima da 'day after', con l'abbandono dei territori da parte dell'uomo, c'è stato un inselvatichimento, con centinaia di animali che in cerca di cibo sono arrivati indisturbati in città, come i cinghiali, che razzolando nell'ambiente saturo di radiazioni nucleari, sono diventati vettori di contagio e morte. Insomma, tutto questo rende sconsigliabile il ritorno.
Nonostante l'innegabile grande impegno, molto dalle parti di Fukushima c'è da ricostruire.
Fonte: rinnovabili.it
12/03/2017 17:25:00 -
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